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News dall'Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale

Pubblichiamo il documento del Direttivo della nostra Associazione sulla riforma dell'ASN.

L’Associazione italiana dei professori di diritto penale esprime convinta adesione al documento sull’abilitazione scientifica nazionale elaborato dalla Conferenza delle associazioni scientifiche di area giuridica (CASAG).

In particolare, con riferimento alla procedura di reclutamento, considerate le intenzioni del Ministro di proseguire con l’abilitazione, introducendo la procedura c.d. “a sportello”, che porterebbe alla costituzione di una Commissione permanente con il rischio di un ulteriore allargamento del numero degli abilitati, ritiene che solo una limitazione del numero delle abilitazioni sia compatibile con le effettive capacità di assorbimento del sistema universitario. Se viene mantenuta la disciplina dell’abilitazione scientifica nazionale, è necessario altresì che sia garantita un’effettiva selezione nelle procedure comparative bandite dai singoli Atenei, al fine di evitare il prevalere delle logiche locali sul merito degli abilitati.

Quanto alla procedura per la selezione dei commissari, è necessario superare l’attuale sistema del sorteggio a favore di una procedura di selezione che valorizzi il ruolo delle Comunità scientifiche non in funzione autoreferenziale, ma di ampia convergenza sui possibili commissari: il sistema proposto nel documento di CASAG rappresenta un’apertura equilibrata verso questa esigenza (va detto, peraltro, che il sistema dell’elezione e del successivo sorteggio potrebbe risultare sufficiente, consentendo di superare il criterio aggiuntivo, non sempre dirimente, della continuità della produzione scientifica). In relazione al diritto penale, va evitata la nomina di un commissario straniero, considerata la specificità nazionale della disciplina.

Per quel che concerne, invece, i criteri di selezione, devono essere ancora una volta ribadite le posizioni che questa Associazione, sia in modo autonomo che nell’ambito di CASAG, ha assunto in relazione alla valutazione della qualità della ricerca: i criteri bibliometrici non sono indicatori della qualità della produzione scientifica. In particolare, il criterio citazionale rischia di costituire una pericolosa arma di condizionamento della valutazione scientifica che finirebbe per diventare anche strumento di selezione in fase di reclutamento.

Per altro verso, va caldeggiato il superamento del valore attribuito al ranking delle riviste, che non solo non riflette il valore scientifico del prodotto, ma rischia di condizionare le scelte sul luogo di pubblicazione dei lavori scientifici a esclusivo vantaggio delle riviste che già si trovano in fascia A, immobilizzando le scelte editoriali in funzione delle esigenze imposte da un certo sistema di reclutamento. Se viene mantenuto un criterio quantitativo di selezione iniziale, sarebbe comunque opportuno abbandonare il criterio delle mediane in favore di criteri quantitativi determinati secondo soglie assolute, differenziate tra abilitazioni per professori di prima e di seconda fascia.

A riguardo, non può che destare perplessità il documento dell’Anvur (Audizione presso la Commissione 7° della Camera dei deputati del 12/6/2014), che evidenzia una sovrapposizione (inconsapevole?) tra i dati della abilitazione scientifica nazionale e i risultati della VQR. Si tratta di un segnale preoccupante della tendenza inesorabile dell’ANVUR a trasporre i risultati della VQR, che erano stati proposti come strumento di valutazione della qualità delle strutture, in strumenti per la valutazione delle persone. Allo stesso modo lascia perplessi il fatto che, in queste prime valutazioni sugli esiti dell’abilitazione scientifica nazionale, l’ANVUR non abbia accennato al contenzioso che si è aperto con la pubblicazione dei risultati dell’abilitazione scientifica nazionale. Al contrario, si afferma – in controtendenza rispetto alle opinioni espresse dallo stesso Ministro Giannini – che l’ASN «alla prima applicazione ha dato buona prova di sé»: affermazione in netta antitesi rispetto all’esigenza, ora espressa dal d.l. 90/2014, di modificare immediatamente criteri di valutazione, metodo e assetto della procedura.