Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale

Circolari del Consiglio Direttivo

Circolare del Consiglio Direttivo, 6 giugno 2012

Oggetto: ruolo dell'Associazione, riunioni GEV 12 del 29 e 30 maggio, riunioni CUN-Comitato Area 12 del 4 giugno, criteri di valutazione

ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI PROFESSORI DI DIRITTO PENALE
Il Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo ha seguito con grande attenzione il dibattito che si svolto recentemente sul nostro ruolo in relazione ad una possibile riforma del sistema penale italiano, constatando la ricchezza e varietà delle sensibilità, dei punti di vista, delle proposte espresse. Già nella fase di impostazione del nostro primo congresso annuale il Consiglio Direttivo aveva tenuto conto delle suggestioni fino allora pervenute, così come ha continuato a tenere conto di ogni valido suggerimento nella fase di articolazione tematica del convegno, il cui programma è ormai in fase di ultima definizione.

Pur sembrando allo stato difficile, per ragioni non solo pratiche, che l’Associazione possa patrocinare l’elaborazione di un progetto unitario, il Consiglio Direttivo ritiene possibile che l’impegno associativo possa anche ben manifestarsi in un’attività propositiva alla ricerca delle fondamentali convergenze esistenti nell’attuale cultura penalistica italiana nonché nella individuazione dei punti che invece registrano le maggiori distanze. Si tratterà poi di verificare se questo impegno culturale e civile possa svolgersi più proficuamente a tutto campo ovvero su settori ampi ma delimitati del nostro scibile e del sistema. A questa logica è ispirata l’articolazione dell’iniziativa congressuale, che vedrà una prima sessione dedicata agli “interrogativi di fondo” posti oggi dall’intervento penale e una seconda sessione dedicata a “presente e futuro” del sistema sanzionatorio. Ma, soprattutto, si vorrebbe che il convegno fosse davvero un’occasione, certo non disordinata, ma di ampio scambio d’idee, con relazioni agili e interventi numerosi.
A più lungo termine e nella stessa prospettiva, l’Associazione – tramite il suo Consiglio Direttivo – potrà stimolare e seguire il dibattito sul ruolo della scienza penale e sulle possibilità di promuovere un rinnovamento del diritto penale italiano su basi sufficientemente condivise. A questo scopo, già ci stiamo occupando della realizzazione di un forum deputato specificamente a queste tematiche. Inoltre, sempre che gli studiosi e i responsabili dei vari gruppi di ricerca siano d’accordo, i risultati delle ricerche su temi d’interesse più generale potrebbero essere fatti pervenire agli organi dell’Associazione, così da favorire la più ampia circolazione delle idee tra di noi e da verificare se e in che misura sia possibile interloquire efficacemente con tutti gli altri soggetti protagonisti del mondo penalistico.

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Il Consiglio Direttivo ha partecipato, con alcuni suoi componenti (Valeria Del Tufo e Gabriele Fornasari) o col presidente stesso, alle riunioni GEV 12 del 29 e 30 maggio u.s. e del CUN-Comitato Area 12 del 4 giugno u.s., sulle quali qui sinteticamente si riferisce. Il Consiglio Direttivo, nella consapevolezza che il processo trasformativo in atto è radicalmente innovativo dello stesso modello di Università, avverte forte la propria responsabilità – come organo associativo – nei confronti specie delle generazioni più giovani, che si troveranno ad operare in un quadro decisamente diverso da quello tradizionale.

Dagli incontri col Presidente del GEV 12 sembra emergere essenzialmente quanto segue:

- si deve dare atto del risultato per cui l’area delle discipline giuridiche è stata sottratta a meccanismi di valutazione che nelle nostre materie avrebbero prodotto forti irrazionalità;
- la valutazione ormai prossima (VQR 2004/2010) dovrebbe riguardare le strutture e non i singoli, ma non è affatto escluso che vi siano effetti mediati sulla candidabilità al sorteggio dei commissari delle abilitazioni nazionali;
- i criteri di valutazione di massima sono individuati in rilevanza/originalità/internazionalizzazione dei lavori, ed è previsto l’allestimento di una griglia di valutazione;
- i “prodotti” (cioè i lavori) da valutare nell’area giuridica ammonterebbero a 17.909, e per il diritto penale sarebbero 1.086;
- conseguentemente, i revisori saranno molti e comprenderanno anche associati e ricercatori (nella nostra disciplina è verosimile che saranno impegnati più della metà degli ordinari);
- si parla della futura realizzazione di banche dati (verosimilmente anche per la difficoltà di gestire il meccanismo della peer review), che lascia presagire il passaggio a meccanismi valutativi di tipo bibliometrico.

Nella riunione col CUN si è constata una generalizzata, più o meno radicale ma comunque forte, insoddisfazione rispetto a criteri di valutazione di ordine prevalentemente quantitativo sia ai fini dell’inclusione nelle liste dei commissari sorteggiabili, sia ai fini del giudizio di abilitazione dei candidati. Tuttavia, l’impressione è che, senza consistenti mutamenti dell’orientamento politico-governativo, gli spazi di manovra e d’interlocuzione dello stesso CUN sono molto limitati.
L’altro punto su cui si è concentrata l’attenzione di tutte le associazioni presenti è quello delle abilitazioni nazionali. Premesso che sembrerebbe tramontata l’idea di tornare a concorsi di carattere locale, il nodo principale è quello della natura aperta o chiusa delle liste nazionali degli abilitati. Al riguardo si è registrata l’unanimità nel senso della necessità che venga adottato un provvedimento (difficilmente legislativo, peraltro) che introduca un limite massimo al numero degli abilitati, possibilmente determinato in relazione alle presumibili esigenze e possibilità di assunzione da parte degli Atenei.
In sintesi, è diffusa nelle Associazioni la convinzione che i nuovi meccanismi “meritocratici”, nascenti da un forte pregiudizio politico – più o meno fondato – nei confronti del mondo accademico, rischino di fallire il loro obiettivo dichiarato conseguendo invece il risultato di valutazioni di tipo essenzialmente quantitativo, parossisticamente burocratico, orientate ad un efficientismo culturalmente povero.

Conclusivamente, salva restando ovviamente l’autonomia decisionale ed operativa di ogni associazione, sembra una linea in questo momento meritevole della massima attenzione quella di potenziare il raccordo tra le associazioni e il CUN allo scopo di rafforzare reciprocamente le possibilità d’interlocuzione nella fase di attuazione, completamento ed eventuale correzione della riforma.

6 giugno 2012